11/07/2019 Articolo di

Non bisogna essere Titani per scalare l’Olimpo!

Mitologica dimora degli dei, il Monte Olimpo è – per i nostalgici e i più romantici – la casa di personaggi come Pollon o quel “megafusto” di Hercules. A oggi resta uno dei più suggestivi massicci scalabili dell’antica Ellade.
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Il Monte Olimpo è il massiccio più imponente della Grecia (mentre il Mytikas resta la cima più alta, 2917 metri) e fa parte di un Parco Nazionale con ben 55 vette.

Paradiso del trekking, grazie al suo carattere a tratti aspro e selvaggio a tratti più morbido e accogliente, il termine più corretto per approcciarsi alla salita non è dunque “scalare il monte Olimpo”, ma più propriamente “scalare una delle vette del Monte Olimpo”.

Dopo il Mytikas, la seconda vetta è Skolio (2911 m) e la terza è Stefani (2909 m) le quali godono tutte di una posizione privilegiata sull’Egeo.

Il sentiero migliore per affrontare la salita, tra i numerosi presenti, è sicuramente Litochoro sito a circa un’ora e mezza da Salonicco.

Tra le tante curiosità che lo circondano, una in particolare ha un forte valore archeologico: alle pendici del monte, tra le rovine di Dion, è stato inoltre rinvenuto un santuario dedicato a Iside la dea egizia della maternità e della fertilità. Colei che grazie alla sua astuzia scoprì il nome segreto di Ra e che, secondo il mito, recuperò e assemblò le parti del corpo di Osiride riportandolo alla vita.

Una prova che, indiscutibilmente, lega a doppio filo queste grandiose civiltà del mondo antico.

Oggi però, più che le leggende, a emozionarci c’è il ricco e variegato patrimonio naturale che tinge il paesaggio di fitti querceti, conifere e profumati ginepri.

Il rifugio Spilios Agapitos (a 2060 metri di altezza) è un vero e proprio punto di ritrovo per gli escursionisti. Qui ci si imbatte nei pini dei Balcani – simili ai maestosi pini loricati calabresi – sicuramente degni di nota.

L’Olimpo sarà sempre avvolto da un’atmosfera magica, che offre quella intramontabile sensazione di commistione tra brivido e stupore.

Si dice che nel 1914 l’americano Francis Farquhar e lo scrittore greco Ilias Venezis raggiunsero la cima e rimasero così colpiti da tale meraviglia da commuoversi. Decisero così di rendere omaggio a tutta questa bellezza leggendo i primi versi dell’Iliade e facendo risuonare ancora una volta queste montagne dei versi di Omero.